L'eziopatogenesi della obesità

Classificazione

BMI (Kg/m)

Rischio di malattia

Sottopeso

< 18,5

Basso (aumento del rischio per altri problemi clinici)

Normopeso

18,5-24.9

Normale

Sovrappeso

25,0-29,9

Aumentato

Obesità classe I

30,0-34,9

Moderato

Obesità classe II

35,0-39,9

Severo

Obesità classe III

≥ 40

Molto severo

 

Siccome il tessuto adiposo localizzato nella regione addominale è associato ad un più elevato rischio per la salute rispetto a quello collocato in regioni periferiche (glutei e gambe), è indicato misurare, oltre al peso e all’altezza, anche la circonferenza vita, che è un buon indice della massa adiposa intra- addominale e del grasso totale corporeo. Nella seguente tabella sono riportati le misure della circonferenza vita negli uomini e nelle donne a cui si associa un aumento del rischio. 

 

 

Rischio sostanzialmente aumentato

Rischio aumentato

Uomini

≥ 102

≥ 94

Donne

≥ 88

≥ 80

 

 

La prevalenza del sovrappeso e dell’obesità, pur avendo mostrato un incremento costante dopo la seconda guerra mondiale, negli ultimi dieci anni è aumentata in modo preoccupante non solo nei paesi sviluppati, ma anche in quelli in via di sviluppo, tanto che nel 1998 l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per descrivere questo fenomeno, ha coniato il termine “epidemia globale dell’obesità”.

In Italia, secondo l’ultima indagine ISTAT del 2000, la prevalenza del sovrappeso e dell’obesità è rispettivamente del 33,1% (41% negli uomini e 25,7% nelle donne) e del 9,7% (9,5% negli uomini e 9,9% nelle donne).


 

Cause dell’obesità

Il sovrappeso e l’obesità si formano per l’interazione di fattori genetici e ambientali,che portano a sviluppare per un lungo periodo di tempo un bilancio energetico positivo (calorie assunte maggiori di quelle consumate).
In particolare i fattori genetici sembrano agire come fattori predisponenti, che aumentano il rischio di sviluppare un bilancio energetico positivo, e quindi una condizione di sovrappeso o di obesità, quando si è esposti a un ambiente che lo permette, ovvero a determinati fattori ambientali o fattori precipitanti. I fattori genetici sono anche quelli che spiegano la pressione biologica a recuperare il peso perduto esercitata sul nostro organismo, se ad esso non si associano strategie cognitivo-comportamentali per il suo mantenimento.

I fattori ambientali che intervengono sui fattori genetici sono l’alimentazione in eccesso, in particolare iperlipidica e ipercalorica, e/o la ridotta attività fisica. Essi, però, non sono il frutto di una libera scelta individuale, ma sono condizionati da numerosi e insidiosi fattori sociali, che hanno avuto e hanno conseguenze negative sul modo di alimentarsi e sui livelli di attività fisica, ovvero la modernizzazione e la globalizzazione, l’urbanizzazione (attraverso altri fattori quali i trasporti, la comunicazione, la disponibilità di cibo, i servizi sanitari e la modificazione dell’occupazione), lo stato socioeconomico, le attitudini nei confronti della salute e del fitness, l’immagine corporea (nel senso di una maggiore importanza data alla magrezza), il governo e le autorità locali (che contribuiscono con le loro azioni alla riduzione dell’attività fisica e all’aumento dell’assunzione di cibi ipercalorici), i fast-food (che sono ormai dilaganti e offrono cibi :


ricchi di grassi e poveri di carboidrati complessi), il marketing, la pubblicità e i media e i consumatori (che influenzano la domanda di prodotti alimentari che favoriscono lo sviluppo dell’obesità).

Altri fattori che favoriscono lo sviluppo dell’obesità sono il sesso (quello femminile è più predisposto a sviluppare l’obesità), i periodi della vita (soprattutto periodo prenatale, rimbalzo adiposo tra i 5 e i 7 anni, adolescenza, prima età adulta, gravidanza e menopausa), l’etnicità (alcuni gruppi etnici, se esposti alla cultura occidentale sono molto esposti all’obesità e alle sue complicanze), la sospensione del fumo, l’eccessiva assunzione di alcol, farmaci (es. glucorticoidi, neurolettici, betabloccanti), lo stress (soprattutto quello emotivo ovvero la depressione), la riduzione improvvisa dell’attività fisica, le modificazioni delle circostanze sociali (es. matrimonio, nascita figli, variazioni climatiche), i danni al sistema nervoso centrale, le disfunzioni endocrine (es. sindrome di Cushing, ipotiroidismo, ipogonadismo) e le malattie infettive.

Su questi fattori intervengono poi quelli di mantenimento, che sono quelli che, indipendentemente dalle cause che hanno creato un problema, lo mantengono e quindi sono quelli su cui è possibile intervenire. Essi sono comportamenti disfunzionali come la dieta (che per via di fattori biologici se non equilibrata o se fatta per troppo tempo può favorire l’acquisto di peso, invece della sua riduzione), alimentazione in eccesso o vere e proprie abbuffate, livelli dell’attività fisica non sufficienti a compensare le entrate energetiche, emozioni disfunzionali che facilitano il ricorso al cibo come soluzione a problemi o fonte di gratificazione alternativa,pensieri, preoccupazioni o vere e proprie convinzioni disfunzionali circa l’attività fisica, il peso e le forme corporei, oltre a mancanza di abilità nel fronteggiare situazioni ad alto rischio di mangiare in eccesso o di non compiere attività fisica, stress e stile di vita sbilanciato dal punto di vista del rapporto tra doveri e piaceri, eccessive situazioni ad alto rischio esterne, monitoraggio inadeguato o assente soprattutto dell’alimentazione, ma anche dei livelli di attività fisica e dell’andamento del peso, problemi emotivi (es. ansia e depressione) ed interpersonali.

Trattamento multidisciplinare dell’obesità

Essendo la condizione di obesità, come detto, determinata e mantenuta da più fattori di tipo diverso, anche il suo trattamento dovrà essere orientato su più aspetti, come dimostrano i risultati delle ultime ricerche scientifiche in questo campo.
Innanzitutto, rimane centrale modificare lo stile di vita, intervenendo sugli aspetti nutrizionali con una prescrizione dietetica moderatamente ipocalorica e a basso contenuto di grassi, e aumentando i livelli di attività fisica.

Siccome, però, esiste una pressione biologica a recuperare il peso perduto, per raggiungere l’obiettivo del mantenimento del peso perduto a lungo termine, che è il vero obiettivo e la difficoltà maggiore nella cura dell’obesità, oltre che su questi aspetti centrali, è necessario interviene anche su quelli di tipo più cognitivo-comportamentale, ovvero legati al nostro comportamento e ai nostri processi mentali. Essi comprendono imparare a monitorare e gestire la propria alimentazione, il proprio peso e i propri livelli di attività fisica, migliorare le proprie abilità di fronteggiamento dello stress e delle situazioni ad alto rischio, imparare strategie più efficaci per il superamento dei problemi, modificare le proprie abitudini nel senso di un maggiore equilibrio tra doveri e piaceri, soprattutto con una maggiore attenzione ad attività gratificanti e piacevoli, per rompere l’associazione tra cibo e fonte di gratificazione, riconoscere e superare emozioni disfunzionali, soprattutto negative, e riconoscere e ristrutturare pensieri e convinzioni disfunzionali su attività fisica, peso e forme corporei.

Questo rende chiaro come sia sempre più indispensabile nella cura dell’obesità associare gli interventi di professionalità diverse quali il medico, il nutrizionista e psicologo.